Chi era Renzino Barbera

POESIE1Renzino Barbera era nato a Palermo il 19 giugno del 1923, da una nota famiglia di industriali nel settore alimentare. Della sua infanzia ricordava sempre la rigidità e la correttezza con le quali fu educato dal padre, nel pieno rispetto delle tradizioni familiari e del lavoro degli umili, vera colonna portante dell’azienda. Un’educazione che gli consentì di apprezzare e considerare i sacrifici degli operai ingaggiati dal padre e l’umiltà nel sapere affrontare la propria vita, senza appoggiarsi troppo sulle condizioni economiche agiate, nelle quali “…senza alcun merito personale”, come amava dichiarare, aveva avuto la fortuna di nascere.  –  Saranno proprio questi personaggi e queste riflessioni sulla vita e i rapporti sociali a ispirare tutta la sua indole artistica che, se in prevalenza ha lasciato versi di altissima umanità e sensibilità, ha attraversato vari campi, tra i quali anche il teatro. Ma è con le sue poesie che ha costruito il ricordo di uno dei letterati più estrosi della Sicilia, dove l’umorismo, la satira e l’autoironia si sono sempre ritrovati a passeggiare insieme all’amerezza e a quella, volutamente malcelata, nostalgia.

La sua poesia ha saputo cogliere i tratti più significativi dello spiritualità siciliana, soprattutto quella delle classi più umili che egli, benché provenisse da una famiglia ricca, rappresentò come se avesse vissuto direttamente le loro stesse esperienze. Basta rileggere le poesie sui salinari di Trapani o sui minatori del Nisseno.

Per la cultura siciliana, in genere, ma soprattutto per chi si dedica alla letteratura, Renzino Barbera rappresenterà sempre un esempio, non solo sotto l’aspetto prettamente artistico, ma nel vivere e nell’affrontare la quotidianità di “esserci” come il vero miracolo dell’esistenza umana. Considerare ogni giorno come un prezioso dono da conservare nel proprio bagaglio esistenziale, è l’unico modo degno di maturare e crescere, senza costruirsi mai la folle idea in testa di essere immortali.

Renzino Barbera, poeta, cabarettista della prima ora, intrattenitore, ma soprattutto personaggio a tutto tondo di una città perduta, ha attraversato un pezzo di storia della Sicilia: dallo Stabile di Catania (collaborò a “Pipino il breve”) alla Rai siciliana (la storica trasmissione “Il ficodindia”), dalle tv private (Cts, “Più meglio della Rai”) all’editoria.

Negli ultimi anni della sua vita ripeteva agli amici: “Mi sono imposto di svegliarmi ogni giorno come se stessi nascendo e di addormentarmi ogni notte come se stessi morendo. In questo modo io ho vissuto molto di più di qualsiasi altra persona”.

E’ morto a Taormina il 31 maggio 2009


 Poesie recuperate da diversi siti web


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